Habitat, vocazionalità e catena alimentare
Una specie si afferma dove trova cibo, siti di riproduzione e rifugio. Un territorio con queste caratteristiche si dice vocato. Il fattore che pesa di più è la disponibilità di fonti alimentari specie-specifiche: per questo, per avere più fagiani in modo duraturo, bisogna aumentare il loro cibo, e liberare più starne non basta se il territorio non è adatto. Senza siti di riproduzione, cibo e rifugio non bastano a una presenza stabile. Il periodo critico per l'alimentazione è l'inverno.
La catena alimentare è un passaggio di energia: le piante verdi producono energia da sole, gli erbivori la trasformano in sostanza animale, i carnivori catturano soprattutto i soggetti deboli, malati o giovani, e i decompositori trasformano i resti organici in elementi assimilabili dalle radici. I superpredatori non hanno un livello sopra di loro. I carnivori non possono essere tanti quanti le prede, e il loro numero dipende in ultima analisi dalla biomassa vegetale. L'equilibrio preda-predatore è ciclico: più predatori, meno prede, poi meno predatori e ripresa delle prede.
Alcuni esempi piemontesi: cornacchie abbondanti in pianura per discariche e pioppeti; cinghiali in aumento per l'espansione dei boschi con castagne e ghiande; colombacci che svernano grazie al mais disperso dalla raccolta meccanizzata.
Migratori
- Il passo avviene in autunno-inizio inverno, spinto dalla ricerca di cibo; il ripasso a fine inverno-inizio primavera.
- Nei luoghi di svernamento non si riproducono; con cibo eccezionale una specie di passo può svernare da noi, mentre al ripasso, dopo la sosta, prosegue verso le zone di riproduzione.
- Anche senza caccia non tutti tornano, perché la migrazione causa alta mortalità: abbattere 5 anatre al passo non equivale ad abbatterne 5 al ripasso.